Storia dei giochi di carte
I giochi di carte hanno alle spalle una storia lunga, che comincia ben lontano: in Asia, precisamente in Cina, dove vengono inventate poco dopo l'invenzione della carta stessa. La precocità della fiorente civiltà cinese consente di sviluppare già attorno al X secolo i primissimi mazzi da gioco; si trattava di oggetti completamente diversi da quelli che conosciamo, organizzati in tre semi anziché quattro, e con ideogrammi e numeri al posto delle figure.
Lo sviluppo delle carte da gioco cinesi
Da questo stesso nucleo derivano, dopo aver seguito strade parallele, il gioco del Domino, le tessere del Mah Jong e il gioco del Mádìao.
Quest’ultimo, attestato fin dall'inizio della dinastia Ming, si svolgeva con quaranta carte, un numero che ricorrerà spesso nella storia dei giochi di carte.
Il mazzo del Mádìao conteneva quattro semi numerati da uno a nove più alcune carte speciali dette "fiori", con una composizione che nella struttura assomigliava a quella delle tessere del Mah Jong.
Il viaggio in Medio Oriente e il mazzo dei Mamelucchi
Dalla Cina le carte hanno impiegato svariati secoli per raggiungere l'Europa. Il percorso che seguirono ha lasciato degli indizi sporadici, con ritrovamenti e documenti ufficiali che ne testimoniano la presenza, anche se va precisato che mancano fonti sufficienti a delineare un percorso accurato.
La tappa che si può datare con maggiore precisione è quella egiziana. Alla fine del Trecento (XIV secolo), sotto il dominio dei Mamelucchi, le carte assumono una forma già molto simile a quella europea: cinquantadue carte, quattro semi, dieci numerali e tre figure per seme, un re, un viceré e un secondo viceré. A determinare la differenza più grande con le carte che conosciamo oggi è il divieto islamico di raffigurare esseri umani. Questo limite fa sì che la scelta ricada sui disegni astratti, accompagnati dal nome dell'ufficiale che si vuole rappresentare sulla carta.
Il rinvenimento che ci permette di descrivere così accuratamente la composizione del mazzo risale al 1939, ossia alla data in cui viene scoperto nel palazzo di Topkapı a Istanbul un mazzo di carte del XV secolo. Questo reperto risulta storicamente ancora più rilevante se si considera che riporta illustrazioni corrispondenti a quelle di un frammento persino più antico, risalente almeno al XII o XIII secolo, mettendo in luce la possibile presenza delle carte da gioco nella regione già alcuni secoli prima.
Le carte in Europa tra Trecento e Quattrocento
In Europa i mazzi da gioco compaiono nei primi decenni del Trecento e la loro diffusione è quasi immediata: se ne parla in un testo catalano del 1371 come passatempo notturno, e poi ancora a Firenze, nel 1376, quando un'ordinanza vieta il "naibbe", termine che riprende il nome arabo di una delle figure mamelucche e che suggerisce la presenza di giochi di carte nella città. Ma vengono citate anche a Parigi, dove vige il divieto di giocare a carte nei giorni feriali, segnalando di fatto la grande passione dei parigini verso questo passatempo.
Il mazzo europeo più antico giunto fino a noi è noto con il nome di "Italia 2" ed è conservato in Spagna. Si tratta di un reperto datato fra il 1390 e il 1410, solo pochi decenni dopo i primi mazzi mediorientali.
La stampa artigianale e la rapida diffusione nelle corti
A rendere possibile la rapida diffusione in Europa dei mazzi da gioco sono soprattutto le tecniche di produzione allora disponibili: la xilografia permette di incidere i disegni su matrici di legno, stamparli su carta e poi colorarli a mano con maschere sovrapposte, un procedimento lento ma già ripetibile su scala artigianale. Fra il 1418 e il 1450, città tedesche come Ulma, Norimberga e Augusta diventano centri di produzione attivi, al punto che alcuni hanno ipotizzato un legame diretto fra la richiesta di carte da gioco e lo sviluppo dell'incisione su legno che porterà poi alla stampa.
I tarocchi, i Trionfi e la nascita del tressette
In questo clima, nell'Italia del Quattrocento, nasce il mazzo dei tarocchi: un normale mazzo di carte a cui si aggiungono ventidue carte speciali, i Trionfi. L'unico mazzo quattrocentesco ritrovato completo è il cosiddetto Sola-Busca, custodito a Milano.
L’uso dei tarocchi in cartomanzia, attività per la quale sono ancora oggi noti, arriva in realtà molti anni più tardi, verso la fine del Settecento. Prima di allora, i tarocchi erano semplicemente carte da gioco in cui il seme dei Trionfi batteva le carte degli altri quattro semi.
All'inizio del Cinquecento, in Italia e in Spagna, nasce un nuovo gioco che riprende il meccanismo con il mazzo dei Trionfi dei tarocchi, adattandolo però al mazzo ordinario. Nel gioco, un seme viene scelto di volta in volta come "trionfatore" e le sue carte diventano "trionfi". Il gioco ha un successo talmente importante che la parola "trionfo" inizia a indicare solo il gioco stesso, mentre cade in disuso per ciò che riguarda il mazzo dei tarocchi.
Il “Trionfino” prende piede in Europa raggiungendo Italia, Spagna, Germania e Inghilterra, dove è già conosciuto verso la metà del Cinquecento; sopravvive ancora oggi in varianti come il Marafone e il Beccaccino in Romagna, il Terziglio e la Calabresella, o in giochi nazionali come il tressette.
Semi e figure in Europa
Il resto d'Europa, nel frattempo, continua a sperimentare per conto proprio nuove varianti di mazzi e di giochi. I mazzi tedeschi arrivano a sostituire il re in due dei quattro semi con una carta di rango superiore, usando inoltre semi propri: cuori, campanelli, foglie e ghiande, ancora oggi diffusi in alcune varianti regionali.
Spagna e Italia scelgono invece i cosiddetti semi latini: spade, bastoni, coppe e denari, che nei due paesi differiscono solo in dettagli come la curvatura delle spade, incrociate nel modello italiano e dritte in quello spagnolo.
In Francia, sul finire del Quattrocento, prendono forma i semi che oggi conosciamo come cuori, quadri, fiori e picche.
È così che nascono i mazzi europei che ancora oggi utilizziamo nei giochi di carte.
I nomi storici delle figure di corte
È ancora la Francia, nel corso del Cinquecento, a lasciare un'altra impronta sulla storia delle carte con Rouen, diventata un centro di produzione particolarmente influente in tutto il continente. È qui che si inizia ad attribuire ai Re nomi di personaggi storici come Alessandro Magno, Cesare, Carlo Magno e ai fanti figure come Ettore di Troia o il cavaliere Uggeri il Danese, una pratica che trova terreno fertile anche in Inghilterra, dove vengono esportati i mazzi prodotti a Rouen.
Dalle tradizioni regionali italiane al mazzo moderno
Questo intreccio di influenze spiega perché l'Italia, ancora oggi, non abbia un unico mazzo nazionale. I semi italiani, con spade curve e bastoni sottili, restano diffusi soprattutto nelle zone che un tempo appartenevano alla Repubblica di Venezia, come Bergamo e Brescia, e nel bolognese. I semi spagnoli, con bastoni a forma di randello e spade dritte, coprono una fascia più larga, dall'Emilia fino alla Sicilia e alla Sardegna. Nelle zone di lingua e cultura tedesca, come l'Alto Adige, resistono invece i mazzi con cuori, campanelli, foglie e ghiande. Ed è all’interno di questa geografia frammentata che si sono innestati i tre giochi che più di ogni altro hanno accompagnato la vita quotidiana degli italiani: il tressette, la scopa e la briscola.
Il tressette sembra il più antico dei tre, anche se sulla sua origine, napoletana o spagnola, ancora oggi non c'è accordo, nonostante la prima testimonianza scritta sia una Prammatica emanata nel 1631 dal viceré di Napoli.
La scopa ha una documentazione più tarda: risulta essersi diffusa in tutta Italia già nel Settecento, con un momento di particolare fortuna nella Napoli dell'epoca, ma non ci sono testimonianze precedenti della sua origine. Si ritiene che derivi da due giochi spagnoli, la Primiera e lo Scarabucion.
La briscola, infine, è quella arrivata per ultima nei documenti. Il primo riferimento risale al 1828, la prima citazione letteraria compare in un poema di Gioacchino Belli del 1847, e bisogna aspettare il 1888 per un trattato organico sulle sue regole.
I mazzi di carte e le tecniche di produzione moderne
Con il passare dei secoli e la definizione di molti altri giochi di carte, le tecniche di produzione continuano a migliorare ed evolversi. Il momento di svolta arriva nel Novecento, quando non è più necessario intervenire a mano su ogni carta per stampare mazzi colorati. A chiudere l’infinita sequenza di modifiche apportate alle carte per giungere al mazzo da gioco che conosciamo oggi c’è un’ultima aggiunta: il jolly, necessario per giocare a Euchre, una carta capace di battere tutte le altre, che riporta spesso l’immagine di un giullare.
La transizione ai giochi di carte online
La fine del Novecento segna una svolta nella storia artigianale e industriale, aprendo la strada ai giochi di carte online. La diffusione dei computer e di internet negli anni ‘90, attraverso software rudimentali e gratuiti, permette a utenti geograficamente distanti di cimentarsi con giochi tradizionali, inizialmente senza denaro reale in palio, ma dando vita a luoghi virtuali che raccolgono le prime comunità di appassionati. La svolta definitiva arriva nel 1998 con la nascita della prima piattaforma in grado di gestire transazioni finanziarie e carte digitali in modo sicuro. Questa innovazione porta i giochi di carte in una nuova dimensione virtuale: la carta stampata perde terreno a favore dei pixel, mentre gli algoritmi gestiscono il gioco al posto del mazziere. Si afferma così il modello del portale moderno: un’unica piattaforma centralizzata e protetta attraverso la quale l’utente può accedere a una stanza di gioco e sfidare altri appassionati con veri premi in palio. Giochi come tressette, scopa e briscola vengono riproposti in forma digitale mantenendo inalterate le regole definite nel corso dei secoli, ma fornendo maggiore accessibilità, così da consentire a tutti di giocare in qualunque momento e in qualunque luogo.