Film sul poker
Il poker è uno dei giochi di carte che hanno goduto di maggiore considerazione da parte del cinema. I motivi possono essere diversi: forse perché è il gioco di carte più popolare al mondo o forse perché racchiude tutto quello che si addice a una sceneggiatura, ovvero tensione, inganno, lettura empatica del prossimo e capovolgimenti del destino.
Quale che sia la ragione, i film sul poker sono ormai diventati un grande classico.
Ogni epoca ha restituito un'immagine diversa del gioco, mostrando le varianti che, nelle diverse epoche, hanno riscosso maggiore successo nelle sale da gioco.
In questa pagina, SNAI raccoglie i titoli più rappresentativi di questo genere per chiunque desideri conoscere il ruolo del poker nell’intrattenimento di massa.
Le origini con Cincinnati Kid
Cincinnati Kid segna l’inizio di un filone assai fortunato. Uscito nel 1965, il film vede Steve McQueen nel ruolo del giovane protagonista Cincinnati Kid, giocatore che sfida Lancey Howard. Quest’ultimo, interpretato da Edward G. Robinson, è il campione in carica.
La storia ruota attorno alla partita finale, ponendo da subito l’accento sui meccanismi di lettura dell’avversario e sulla componente psicologica del gioco, più che su quella puramente statistica.
Le radici del genere con California Split
Altra pietra miliare dei gambling movies a tema poker è California Split, diretto da Robert Altman nel 1974 e con Elliott Gould e George Segal nei panni di due giocatori. La trama si svolge a Los Angeles, dove Bill Denny e Charlie Waters diventano amici partendo dalla comune passione per il gioco. Il legame diventa sempre più forte dopo che un altro giocatore d’azzardo li aggredisce e li deruba. Finiscono per partire per il Nevada, dove il poker assorbe tutto il loro tempo e la loro vita.
Charlie diventa presto un giocatore esperto di poker, boxe e corse ai cavalli, mentre Bill sviluppa una dipendenza dal gioco che lo porta a indebitarsi con Sparkie, il suo allibratore, per finanziare un viaggio in autobus a Reno, in Nevada. Durante il viaggio, i due incontrano nuovamente l’aggressore che li ha derubati a inizio film, lo affrontano e lo rapinano a loro volta. Giocando ai tavoli da poker riescono insieme a totalizzare vincite per 82.000 dollari, ma a questo punto Bill dichiara l’intenzione di smettere e di voler tornare a casa.
Charlie accetta la decisione dell’amico, anche se da quel momento dovranno proseguire il loro viaggio su binari diversi.
Rounders, il film che ha cambiato la percezione del poker
Un titolo che più di tutti ha cambiato la percezione del poker come gioco è Rounders, uscito nel 1998. La pellicola vanta un cast di primo ordine con Matt Damon, Edward Norton e John Malkovich. Il film narra la storia di Mike McDermott, uno studente di legge che decide di tornare a giocare a poker per aiutare un amico in difficoltà appena uscito dal carcere. Il film si concentra sull’ambiente competitivo del Texas Hold’em, all’epoca ancora poco noto. La trama parte dall’indebitamento tramite il gioco di Mike con Teddy KGB (interpretato da Malkovich), uno strozzino di origine russa a cui deve ben 30.000 dollari. Il film prosegue poi con l’indebitamento ulteriore dell’amico Lester Murphy con Grama per 15.000 dollari.
Grazie a un prestito del suo professore, Mike sfida nuovamente Teddy a una partita, e con la vittoria riesce non solo a ripagare tutti i debiti accumulati, ma anche a mettere da parte i 30.000 dollari che gli occorrono per partecipare al WSOP di Las Vegas, l’evento sportivo di poker più importante al mondo.
L’impatto di Rounders sull’immaginario del poker è stato enorme. Il film ha ispirato molte delle figure iconiche che in seguito faranno la storia del gioco. Ne è esempio Chris Moneymaker, il contabile dilettante che ha vinto nel 2003 la World Series of Poker dando inizio ai primi successi del poker online, e che ha dichiarato di aver iniziato a giocare anche grazie a questa pellicola.
Maverick e Lucky You, le due facce del poker sul grande schermo
Maverick e Lucky You rappresentano i due principali volti del poker in ambito cinematografico. Sono due titoli che racchiudono l’intero arco evolutivo del genere: dal vecchio immaginario romantico del West alla modernizzazione del poker dei giorni nostri. Nel 1994, quindi prima del boom generato da Rounders, era uscito Maverick, film diretto da Richard Donner con Mel Gibson, Jodie Foster e James Garner. Il film, uno degli ultimi ambientati nel West ottocentesco, descrive un’avventura nata attorno a un torneo di poker, riproponendo quindi l’immaginario classico del pokerista itinerante.
Nel corso del nuovo millennio, precisamente nel 2007 arrivò invece Lucky You, con Eric Bana e Drew Barrymore, girato durante le vere World Series of Poker a Las Vegas. Questo film, a cui partecipano per la prima volta giocatori professionisti reali, è oggi considerato come il prototipo del film a tema poker moderno. La pellicola pone i riflettori sul lato umano del gioco, quello legato alla dipendenza e al rapporto complicato tra i due protagonisti (tra padre e figlio, entrambi giocatori di alto livello) più che sull'aspetto puramente competitivo.
Molly's Game e le partite clandestine di Hollywood
Il filone dei gambling movies a tema poker continua con Molly’s Game, film del 2017 con l’esordio alla regia di Aaron Sorkin. La pellicola è basata sulla vera storia di Molly Bloom, ex sciatrice olimpica che organizzò per anni, tra Los Angeles e New York, partite di poker frequentate da attori, imprenditori e da esponenti della criminalità organizzata. Il film, con Jessica Chastain nei panni della protagonista, utilizza il poker come strumento per descrivere un mondo in equilibrio precario tra legalità e illegalità.
Il lato oscuro del poker in Mississippi Grind
Tra i film sul poker più apprezzati da chi conosce bene il gioco c'è Mississippi Grind, diretto nel 2015 da Anna Boden e Ryan Fleck, con Ben Mendelsohn (nei panni di Gerry) e Ryan Reynolds (che interpreta Curtis). Il film segue le vicende di due giocatori d'azzardo che si conoscono al tavolo verde e decidono di allearsi per raggiungere una partita ad altissima posta a New Orleans. Durante il viaggio lungo il fiume Mississippi, tra inganni, bugie, vincite non spartite, pestaggi e debiti accumulati, emerge il lato più fragile della dipendenza dal gioco. Il film termina con Gerry che, in un casinò, insieme all’amico Curtis, riesce a portare a casa mezzo milione di dollari.
Dopo essersi detti cosa intendono fare con i soldi, le strade dei due amici si dividono.
Documentari e biografie sul poker
Non solo il cinema ha dimostrato grande interesse per il poker. Esistono infatti anche filoni documentaristici che descrivono la vita dei giocatori professionisti. Uno degli esempi di maggiore successo è “High Roller: The Stu Ungar Story”. Uscito nel 2003, segue la storia di Stu Ungar, il tre volte campione delle World Series of Poker, uno dei più grandi talenti nella storia del gioco ma con una vita privata segnata dalla dipendenza da esso.
Altro titolo particolarmente apprezzato è “All In: The Poker Movie”, del 2009, che si focalizza sulla digitalizzazione del gioco, il suo successo negli Stati Uniti e raccoglie le testimonianze di giocatori, appassionati, commentatori ed esperti del settore sull’incredibile crescita che ha investito il poker dagli inizi degli anni 2000.
La distanza tra il poker del cinema e il poker reale
Anche se il cinema ha proposto titoli che hanno portato numerosi benefici al mondo del poker, attirando su di esso l’attenzione e conferendo al poker un’allure unica, la realtà del gioco è ben lontana dallo spettacolo. Chi non ha mai giocato a poker non sa quanto le scene proposte dai film possano essere considerate realistiche.
In generale, nei film c’è grande attenzione ai segnali trasmessi dal linguaggio del corpo: spesso i tell, ovvero i segnali involontari che tradiscono la forza o la debolezza di una mano, vengono resi plateali ed esagerati, per conferire maggiore pathos alla narrazione. Le telecamere dei registi si concentrano sugli sguardi, sul tremolio della mano di un giocatore o su variazioni del tono di voce rispetto al consueto. In realtà, nel gioco reale, soprattutto quando si assiste a partite di alto livello, i giocatori sanno occultare tutti questi indizi: lavorano per anni sul controllo di qualsiasi segnale che il loro corpo potrebbe rivelare, le decisioni si basano molto più su calcolo probabilistico e lettura degli schemi di puntata che su intuizioni istantanee.
Nonostante ciò, questa distanza tra finzione e realtà, oltre a riguardare anche altri aspetti come le scelte dei personaggi basate su sensazioni e non su calcoli, non toglie fascino ai film, anzi, li valorizza rendendoli ancora più coinvolgenti per il grande pubblico.