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Russia 2018 è l'evento sportivo dell'anno. Oltre ad offrire quote e scommesse sull'evento, SNAI ha preparato un'area con curiosità ed approfondimenti sul tema, compresa l'affascinante storia dei Mondiali.

I campionati mondiali di calcio rappresentano una grande possibilità di incontro, di conoscenza e di sfida sportiva tra le squadre nazionali di paesi anche molto lontani tra loro, sempre all'insegna del rispetto e del fair play dentro e fuori dal campo.

Sin dagli albori della storia del calcio ogni paese ha sentito la necessità di raggruppare i propri migliori giocatori in una squadra nazionale, con l'obiettivo di difendere e onorare i propri colori attraverso le prestazioni sportive.

L'idea brillante di mettere in piedi un torneo ufficiale che facesse scontrare le diverse nazionali fu del presidente della FIFA, il francese Jules Rimet, che nel 1930 contribuì ad organizzare il primo campionato mondiale della storia di questo sport, dove presero parte tredici nazionali. La prima squadra ad aggiudicarsi la competizione fu la celebre nazionale dell'Uruguay, che trionfò in casa e alzò per la prima volta in assoluto la Coppa Rimet battendo in finale l'Argentina.

La cadenza dei Mondiali di calcio è quadriennale e sin dal lontano 1934 per accedere alla fase finale della competizione è necessario superare i gironi di qualificazione, inseriti nell'ottica di restringere la rosa delle nazionali partecipanti, per disputare il torneo in poche settimane.

I trionfi dell'Italia di Pozzo

La nazionale italiana, che non aveva partecipato alla prima edizione in Uruguay, si tolse grandi soddisfazioni nelle due edizioni successive, quella del 1934 proprio in Italia e quella del 1938 in Francia.

La squadra dell'epoca, allenata dal leggendario Vittorio Pozzo, presentava campioni assoluti del calibro di Giuseppe Meazza, che suggellava un grande reparto offensivo composto da altri attaccanti di assoluto livello come Schiavio e Orsi; la porta era difesa dal celebre Combi e la difesa proponeva uno dei più forti centrali dell'epoca, lo juventino Virginio Rosetta.

Il Maracanazo

L'interruzione forzata della tradizione dei campionati dovuta alla Seconda Guerra Mondiale, portò a disputare il quarto mondiale della storia nel 1950 in Brasile. Questa edizione passò alla storia per il terribile “Maracanazo”, denominazione assegnata all'evento che impedì al Brasile di vincere i Campionati mondiali casalinghi.

Nella cornice dello stadio Maracanà di Rio De Janeiro la nazionale brasiliana era la superfavorita per la vittoria della finale contro l'Uruguay: nonostante il vantaggio dei padroni di casa ad inizio ripresa, la Celeste trovò i due gol che le consentirono di alzare per la seconda volta la Coppa Rimet. La sconfitta fu così scioccante per i quasi 200mila brasiliani allo stadio, che decine di spettatori furono colpiti da infarto e, dalle fonti dell'epoca, si evince che due tifosi si gettarono addirittura dagli spalti.

Il dominio del Brasile di Pelé e la vittoria dell'Inghilterra

Dopo il primo successo della Germania Ovest nei Mondiali giocati in Svizzera nel 1954, fu il Brasile a dominare la competizione fino al 1970, trionfando in tre edizioni su quattro.

Il torneo disputato nel 1958 in Svezia vede brillare la stella del 17enne Edson Arantes Do Nascimento, noto a tutti come Pelé, uno dei più forti calciatori della storia del calcio, con 761 reti segnate in carriera tra Santos, nazionale brasiliana e New York Cosmos. La Svezia ospitante cercò di arginare in finale il fenomenale Brasile ma, nonostante avesse tra le sue fila calciatori di grande livello come Liedholm e Nordhal, fu sconfitta facilmente per 5-2.

Dopo quattro anni, nel 1962, i Mondiali tornarono in Sudamerica e questa volta ad ospitare la manifestazione fu il Cile. Non cambiò il risultato dell'edizione precedente, con il Brasile vincitore che travolse la Cecoslovacchia in finale con il punteggio di 3-1.

Nel 1966 i campionati si disputarono nella cosiddetta “patria del calcio”, l'Inghilterra, che vinse in maniera piuttosto rocambolesca, sconfiggendo in finale per 4-2 i tedeschi della Germania Ovest, con le reti del forte attaccante Hurst, unico calciatore a segnare tre reti in una finale di questa competizione. La gara giunse ai tempi supplementari con il risultato di 2-2 e nel corso di un'azione l'attaccante inglese fece partire un fortissimo tiro che colpì la traversa e rimbalzò poi sulla linea di porta: il direttore di gara, dopo aver consultato uno degli assistenti, convalidò la rete che poi dalle immagini televisive risultò essere irregolare perché non aveva superato interamente la linea bianca.

Il mondiale del 1970 fu quello del terzo titolo del Brasile, una squadra davvero sensazionale, un gruppo di calciatori stellari guidati dal solito Pelé. Le gare si disputarono in Messico e la finale ebbe luogo nel leggendario stadio Azteca, dove i verdeoro affrontarono la nazionale italiana che aveva sconfitto in semifinale la Germania Ovest per 4-3, un incontro passato alla storia e ricordato da tutti gli appassionati di questo sport.

La partita decisiva non andò bene per gli azzurri che, esausti per via della gara con i tedeschi, subirono la freschezza fisica e la superiore qualità tecnica degli avversari, che inflissero alla nazionale italiana una pesante sconfitta per 4-1.

La Germania di Müller e l'Argentina di Kempes

Dal 1974 la denominazione di Coppa Rimet fu modificata in Coppa del Mondo FIFA: la prima compagine ad aggiudicarsela fu la Germania Ovest, che sconfisse la formidabile Olanda capitanata da Johan Crujff. Il gioco spumeggiante degli Orange non bastò per domare gli implacabili tedeschi, che in questa manifestazione si esaltano particolarmente, arrivando spesso in semifinale e finale: la gara si concluse sul 2-1 davanti al pubblico di casa di Monaco di Baviera.

La formazione olandese passò anche in vantaggio con il gol su rigore del fortissimo Neeskens dopo due minuti dal fischio d'inizio, illudendo la tifoseria arancione. Ma i tedeschi, come al solito, non si arresero trovando l'1-1 al 25' con un penalty trasformato da Paul Breitner: la rete decisiva che regalò la Coppa del Mondo alla Germania venne siglata dal suo attaccante di riferimento, il fortissimo Gerd Muller al 43'.

Il mondiale 1978 venne invece organizzato in Argentina, con diverse squadre in prima fila per l'assalto alla Coppa del Mondo. La favorita assoluta era certamente il Brasile, che aveva disputato un pessimo campionato nel 1974 in Germania e che voleva prendersi la sua rivincita in casa degli acerrimi nemici dell'Albiceleste, puntando sui suoi gioielli Dirceu, Cerezo e Zico.

In seconda battuta c'era l'Olanda, non più guidata dal fenomenale Crujff, ma con grandi campioni come Johann Neeskens, Rob Rensenbrink e Johnny Rep. Allo stesso livello si attestava la Germania Ovest, che faceva figurare nel proprio organico Franz Beckenbauer, uno dei migliori difensori di tutti i tempi, Wolfgang Overath, Paul Breitner e l'implacabile attaccante Gerd Müller.

La squadra ospitante, l'Argentina del difensore Daniel Passarella e della punta Mario Kempes, che sarà il vero protagonista della competizione con ben sei reti siglate, disputò un torneo davvero sorprendente facendo sempre rispettare il fattore campo.

In finale ebbe luogo lo scontro tra i padroni di casa e gli Orange. Il gol di Mario Kempes fece esplodere l'Estadio Monumental di Buenos Aires al 38', ma l'olandese Dick Nanninga fu in grado di pareggiare all'82', portando la sfida ai tempi supplementari: la rete del solito Kempes al 105' regala il vantaggio agli argentini, che siglano anche il 3-1 al 115' con Daniel Bertoni, conquistando il primo mondiale della propria storia.

La terza vittoria degli azzurri

Il campionato che andò in scena nel 1982 fu organizzato dalla Spagna e si assistette alla memorabile vittoria dell'Italia. Si trattava degli azzurri guidati in panchina da Enzo Bearzot e in campo da calciatori come Dino Zoff, Gaetano Scirea, Marco Tardelli, Bruno Conti e Paolo Rossi, vero eroe azzurro di quel torneo con sei reti realizzate.

Straordinari furono i successi contro Argentina e Brasile nel corso della seconda fase a gironi: la vittoria per 2-1 contro l'Albiceleste fu nel segno di Tardelli e Cabrini, che resero vana la rete di Passarella, mentre quella contro la formazione verdeoro venne monopolizzata da Paolo Rossi, autore della tripletta che consentì agli azzurri di qualificarsi per la semifinale con la Polonia.

Ancora una doppietta dello scatenato Rossi regalò alla nazionale italiana la finale di Madrid, da disputare contro la Germania Ovest: dopo un primo tempo a reti inviolate, la squadra azzurra trovò i tre gol della vittoria con Rossi, Tardelli e Altobelli, mentre la rete del tedesco Breitner fissò il punteggio sul 3-1 definitivo.

La mano de Dios e Italia '90

Il campionato del mondo 1986 si disputò nuovamente in Messico dopo 16 anni. L'Italia, campione uscente, riuscì a superare il primo turno, ma si arrestò agli ottavi di finale con la Francia di Platini. Tuttavia l'evento memorabile che segnò quel torneo e l'intera storia dei Mondiali fu la celebre Mano de Dios di Diego Armando Maradona, che consentì alla squadra argentina di sbloccare la sentitissima sfida dei quarti di finale contro l'Inghilterra, dopo il conflitto del 1982 tra i due stati per la conquista delle isole Falkland.

Dopo aver siglato il gol del vantaggio grazie al tocco di mano non segnalato dal direttore di gara, il campione argentino firmò forse il più bel gol della storia dei Mondiali, con una discesa inarrestabile, palla al piede, partendo dalla linea di centrocampo, dribblando diversi calciatori inglesi, compreso il portiere Shilton, che non poté evitare il 2-0.

La nazionale argentina vinse poi quel mondiale sconfiggendo nella gara finale la squadra tedesca per 3-2 nella cornice dello stadio Azteca di Città del Messico.

Quattro anni più tardi fu l'Italia ad ospitare la manifestazione, prendendosi anche i favori del pronostico, vista l'enorme quantità di talento presente nella rosa azzurra. La porta era difesa dall'interista Walter Zenga, mentre il reparto difensivo era composto dai giocatori del Milan di Sacchi Franco Baresi e Paolo Maldini, ma anche da Beppe Bergomi; a centrocampo spiccavano Carlo Ancelotti, Nicola Berti, Giuseppe Giannini e Roberto Donadoni; gli attaccanti erano di straordinario valore, da Roberto Baggio a Roberto Mancini, da Gianluca Vialli al grande protagonista della competizione, il siciliano Totò Schillaci.

In assenza di reti degli uomini importanti e con tutta l'Italia con il fiato sospeso per seguire le sorti della nazionale nel mondiale casalingo, ci pensò proprio Schillaci a sbloccare la squadra a suon di gol. Ma l'avventura degli azzurri si prolungò solo fino alla semifinale, persa a Napoli contro l'Argentina di Maradona, che riuscì a conquistarsi l'accesso alla finale dopo la lotteria dei calci di rigore.

La gara che chiuse il torneo non offrì molte emozioni e venne decisa da una rete su rigore dell'interista Brehme, che sancì la vittoria per 1-0 della Germania sull'Argentina.

Il quarto titolo del Brasile a USA '94

Il Mondiale statunitense del 1994 portò per la prima volta i grandi calciatori europei e sudamericani nella cornice americana, non abituata ad ammirare le prodezze di fenomeni come Romario, Baggio, Stoichkov, Batistuta e molti altri ancora.

Il girone di qualificazione della nazionale italiana non partì nel migliore dei modi, per via della sconfitta contro l'Irlanda per 0-1 nella partita d'esordio. La seconda gara del girone, disputata contro la Norvegia, iniziò ancora peggio, con l'espulsione del portiere Pagliuca e la storica sostituzione di Roberto Baggio per inserire il secondo portiere Marchegiani: ma, nonostante l'inferiorità numerica, gli azzurri riuscirono a vincere la gara per 1-0 con la rete del centrocampista Dino Baggio.

Con il pareggio nell'ultimo match del girone la nazionale italiana fu in grado di ottenere il pass per gli ottavi di finale: da qui in poi gli italiani supereranno ben tre turni con il punteggio di 2-1, contro Nigeria, Spagna e Bulgaria, fino ad approdare alla finale di Pasadena del 17 luglio 1994.

La finale mise di fronte l'una all'altra le due squadre apparse più forti, l'Italia di Arrigo Sacchi e il Brasile di Mario Zagallo: a seguito dello 0-0 nei tempi regolamentari, la gara si decise ai rigori, che premiarono la precisione dei calciatori brasiliani, assegnando alla formazione verdeoro la quarta Coppa del Mondo della sua storia.

Le magie di Zidane e Ronaldo

I Mondiali di Francia '98 proponevano numerose nazionali competitive, a cominciare dalla nazionale transalpina che ospitava il torneo, con il fuoriclasse Zinedine Zidane, che militava alla Juventus, e altri giocatori importanti come il difensore del Parma Lilian Thuram e l'interista Youri Djorkaeff; la squadra brasiliana, superfavorita della competizione per via della presenza del “Fenomeno” Ronaldo e di altri campioni assoluti come i terzini Roberto Carlos e Cafu, il centrocampista Dunga e gli attaccanti Rivaldo e Bebeto.

La nazionale azzurra che presentava una gruppo di calciatori eccezionali, tra i quali spiccavano i difensori Alessandro Nesta, Fabio Cannavaro e Paolo Maldini, i centrocampisti Luigi Di Biagio e Demetrio Albertini e soprattutto gli attaccanti Christian Vieri, Alessandro Del Piero e Roberto Baggio; la squadra olandese, all'epoca una delle compagini più accreditate per la vittoria finale per via della qualità della sua rosa, con calciatori di livello assoluto come i difensori Frank De Boer e Jaap Stam, i centrocampisti Clarence Seedorf, Edgar Davids e Marc Overmars, e gli attaccanti Dennis Bergkamp e Patrick Kluivert.

Ma la vera sorpresa della competizione fu la nazionale croata, nata nel 1991 a seguito dell'indipendenza dalla Jugoslavia. All'inizio del decennio degli anni '90 ci fu l'esplosione di diversi calciatori croati, che divennero negli anni successivi dei veri e propri campioni come i centrocampisti Robert Prosinecki, Mario Stanic e Zvonimir Boban, e il fortissimo centravanti Davor Suker, che sarà anche capocannnoniere del torneo con sei reti.

L'Italia di Cesare Maldini si fermò ai quarti di finale dopo aver perso ai rigori con la squadra ospitante, la Francia di Zidane. Le semifinali offrirono davvero tanto spettacolo, con due sfide da brividi: Brasile-Olanda e Croazia-Francia. Il Brasile riuscì ad avere la meglio sugli Orange grazie alla lotteria dei rigori, dopo che i tempi regolamentari si erano conclusi sull'1-1, con i gol di Ronaldo per i verdeoro e di Kluivert per gli olandesi. I francesi invece furono in grado di superare i croati vincendo per 2-1 nei novanta regolamentari, con un'insolita doppietta di Lilian Thuram che ribaltò la rete siglata ad inizio ripresa dal croato Suker.

La finale, che ebbe luogo il 12 luglio 1998 allo stadio Saint-Denis di Parigi, mise di fronte l'una all'altra le nazionali forse più forti di quel torneo. Uno dei duelli principali fu anche quello tra il brasiliano dell'Inter Ronaldo e il francese della Juventus Zidane, che vinse quest'ultimo grazie alle sue due reti di testa che fecero trionfare la squadra transalpina: il gol allo scadere di Petit sancì la netta vittoria dei francesi per 3-0, alla prima Coppa del Mondo della loro storia.

Il primo mondiale in Oriente

Quattro anni più tardi si assistette al primo mondiale in assoluto in Oriente, ospitato da due paesi molto all'avanguardia come Giappone e Corea del Sud. Nel 2002 le nazionali favorite erano più o meno le stesse del 1998, con la Francia campione uscente, il Brasile e l'Italia su tutte. La squadra transalpina deluse le aspettative, non riuscendo nemmeno a superare il proprio girone, mentre la nazionale italiana fu eliminata agli ottavi di finale dai padroni di casa della Corea del Sud, con il controverso arbitraggio del direttore di gara Byron Moreno.

Le compagini protagoniste del Mondiale furono la Germania e il Brasile che, dopo aver battuto in semifinale rispettivamente Corea del Sud e Turchia, si sfidarono nella finale di Yokohama il 30 giugno 2002. La gara fu decisa da una doppietta del solito Ronaldo, capocannoniere della competizione con otto reti, che regalò al Brasile il quinto titolo mondiale e la possibilità di diventare finalmente “Pentacampeon”.

La quarta vittoria azzurra

 

I campionati mondiali del 2006 ebbero luogo in Germania, che non sembrava passare il momento migliore della propria storia, visti i pochi talenti presenti nella propria nazionale, tra i quali spiccavano il centrocampista Michael Ballack e l'attaccante Miroslav Klose.

Ma il 2006 fu l'annata della nazionale italiana, che fu in grado di compiere una vera e propria impresa, sbaragliando le altre concorrenti, che sulla carta sembravano anche più forti, e conquistando una vittoria piuttosto inattesa.

La cavalcata degli azzurri ebbe dei protagonisti assoluti sia nel reparto difensivo, con le prestazioni sontuose di Gigi Buffon e Fabio Cannavaro, sia a centrocampo, con la regia illuminata di Andrea Pirlo, la forza d'urto di Gennaro Gattuso e le qualità eccelse di Mauro German Camoranesi, e in attacco, con il romanista Francesco Totti e Luca Toni a guidare la manovra offensiva degli italiani.

La guida tecnica era affidata all'allenatore viareggino Marcello Lippi, che preparò la squadra non solo tatticamente e fisicamente, ma soprattutto mentalmente per allontanare le polemiche dovute allo scandalo di Calciopoli, appena scoppiato in Italia.

Mentre grandi nazionali come il Brasile, la Spagna, l'Argentina e l'Inghilterra venivano eliminate tra il primo turno e i quarti di finale, l'Italia continuò il suo percorso battendo l'Australia agli ottavi di finale e l'Ucraina ai quarti, fino a giungere in semifinale contro i tedeschi padroni di casa. Il match storico, che si ripropone spesso nel contesto di questo torneo, vide la vittoria degli azzurri per 2-0 dopo che i primi novanta minuti terminarono a reti inviolate: la gara fu decisa da una rete del terzino sinistro Fabio Grosso a pochi minuti dal termine dei tempi supplementari e poco dopo ci fu anche il raddoppio siglato da Alex Del Piero.

La finale di Berlino del 9 luglio 2006 propose invece la sfida tra Francia e Italia: i primi novanta minuti si conclusero sull'1-1, con il rigore trasformato da Zidane e il colpo di testa di Materazzi sugli sviluppi di un corner. I tempi supplementari furono caratterizzati dall'episodio della reazione scomposta di Zidane, che colpì Materazzi con una testata, provocando il provvedimento dell'arbitro, con l'espulsione diretta del francese. La lotteria dei rigori premiò questa volta la formazione italiana, che approfittò dell'unico errore dal dischetto del francese della Juventus David Trezeguet e alzò la quarta Coppa del Mondo della sua storia.

La prima vittoria spagnola

 

I Mondiali del 2010 si giocarono per la prima volta in assoluto nel continente africano, per la precisione nello stato meridionale del Sudafrica. Le squadre protagoniste del torneo furono l'Olanda di Arjen Robben e Wesley Snejder, la Germania dei giovani, con Mesut Ozil, Thomas Muller, Sami Khedira e Bastian Schweinsteiger, e la Spagna dei fenomeni, tra cui i difensori Pique e Sergio Ramos, i centrocampisti Xavi, Andres Iniesta, Sergio Busquets e David Silva, e le punte David Villa e Fernando Torres. La sorpresa della competizione fu però l'Uruguay, con lo straordinario reparto offensivo formato dai giovani talenti Edinson Cavani e Luis Suarez e dall'esperto calciatore dell'Atletico Madrid Diego Forlan, vero leader della Celeste.

Le semifinali misero di fronte Uruguay e Olanda da una parte e Spagna e Germania dall'altra. Gli Orange furono in grado di superare per 3-2 gli uruguaiani, con le reti di Van Bronckhorst, Snejder e Robben, mentre per i sudamericani segnarono Forlan e Maxi Pereira; gli spagnoli riuscirono invece ad ottenere una vittoria di misura sui tedeschi per 1-0, grazie al gol di Torres. La finale di Johannesburg dell'11 luglio 2010 vide quindi la sfida tra le nazionali europee della Spagna e dell'Olanda, guidate rispettivamente da Aragones e Van Marwijk.

La gara rimase a reti inviolate fino alla fine del secondo tempo supplementare, quando il fuoriclasse spagnolo Iniesta tirò fuori dal cilindro una magia che consentì alle furie rosse di conquistare il primo titolo mondiale della storia.

Il quarto trionfo tedesco

La competizione che ebbe invece luogo in Brasile nel 2014 fu contraddistinta dal predominio della nazionale tedesca allenata da Joachim Löw, la grande favorita per la vittoria del torneo al pari della Spagna guidata da Vicente del Bosque, del Brasile ospitante di Luis Felipe Scolari e dell'Argentina del tecnico Sabella.

Mentre le furie rosse furono eliminate nella fase a gironi da Cile e Olanda, le altre tre squadre raggiunsero le semifinali piuttosto agevolmente. Le due gare di semifinale proponevano due incontri di altissimo livello: Argentina-Olanda e Brasile-Germania, che avevano quasi il sapore di due finali anticipate: la prima si concluse con il successo dell'Albiceleste ai rigori dopo lo 0-0 dei tempi supplementari; la seconda vide il capitombolo della squadra verdeoro, che fu travolta e umiliata dai tedeschi con il punteggio di 1-7.

La finale giocata il 13 luglio 2014 al Maracanà di Rio de Janeiro metteva di fronte due formazioni di notevole prestigio come la Germania di Boateng, Kroos e Muller e l'Argentina di Messi, Di Maria e Higuain.

Il match giunse ai tempi supplementari, nonostante diverse occasioni per parte, tra cui un clamoroso gol mancato dal “Pipita” Higuain. Ci pensò poi il giovane esterno del Borussia Dortmund Gotze a risolvere la gara al 113', regalando il sogno del quarto mondiale ai tifosi tedeschi.

I Mondiali russi del 2018

Il campionato mondiale del 2018 si giocherà invece in Russia per la prima volta in assoluto. Il paese russo si appresta ad ospitare il torneo nei suoi stadi all'avanguardia, molti dei quali costruiti ex novo negli ultimi anni, e ad accogliere nel suo immenso territorio i supporter di tutte le compagini che prenderanno parte alla competizione.

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